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	<title>GV Galimberti Photo</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Greta Valentina Galimberti</description>
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	<title>GV Galimberti Photo</title>
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		<title>Nong Khai Riverside: un racconto del vuoto &#8211; DooG Reporter</title>
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		<dc:creator><![CDATA[GVG Foto e Giornalismo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2022 17:44:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nong Khai Riverside: un racconto del vuoto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="F5awzW4LY9"><p><a href="https://doogreporter.com/nong-khai-riverside-un-racconto-del-vuoto/">Nong Khai Riverside: un racconto del vuoto</a></p></blockquote>
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		<title>Anime d&#8217;acqua &#8211; DooG Reporter</title>
		<link>https://www.gvgalimberti.com/2022/10/09/anime-dacqua-doog-reporter/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[GVG Foto e Giornalismo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2022 19:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anime d&#8217;acqua</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="bThWNyY3ik"><p><a href="https://doogreporter.com/anime-dacqua/">Anime d&#8217;acqua</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Anime d&#8217;acqua&#8221; &#8212; DooG Reporter" src="https://doogreporter.com/anime-dacqua/embed/#?secret=79semdd8oN#?secret=bThWNyY3ik" data-secret="bThWNyY3ik" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Un piccolo fiore intelligente</title>
		<link>https://www.gvgalimberti.com/2017/10/30/un-piccolo-fiore-intelligente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[GVG Foto e Giornalismo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 08:13:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Testate italiane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Il Dotor Strauss dicie che doverei skrivvere quello che penso e riccordo e tutto quello che mi sucederà dora inavanti. Non so il perché ma lui dicie che importante perché così vederanno se potrò servire a cualcosa. Spero di sì perché Miss Kinnian dicie che forse riussiranno a farmi diventare inteligiente. Vollio esere inteligiente.»  Non c’è nessun errore. Niente errori di grammatica, niente errori di battitura né di copiatura. Ciò che leggete in questa citazione proviene pari pari dal romanzo (questa volta sì, un romanzo) che è stato definito dalla critica «un capolavoro della letteratura di anticipazione».   Abbiamo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Il Dotor Strauss dicie che doverei skrivvere quello che penso e riccordo e tutto quello che mi sucederà dora inavanti. Non so il perché ma lui dicie che importante perché così vederanno se potrò servire a cualcosa. Spero di sì perché Miss Kinnian dicie che forse riussiranno a farmi diventare inteligiente. Vollio esere inteligiente.»</p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559685&quot;:850,&quot;335559737&quot;:850}"> </span>Non c’è <i>nessun</i> errore. Niente errori di grammatica, niente errori di battitura né di copiatura. Ciò che leggete in questa citazione proviene pari pari dal romanzo (questa volta sì, un romanzo) che è stato definito dalla critica «un capolavoro della letteratura di anticipazione». <span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p>Abbiamo già parlato in precedenza di Daniel Keyes<span data-fontsize="12">2</span>, grande autore del Novecento e ottimo narratore di storie umane, ma fino a questo momento lo conoscevamo come scrittore di <i>memoir</i><span data-fontsize="12">3</span>, mentre ora lo vediamo anche come romanziere. Il suo genio, in <i>Fiori per </i><i>Algernon</i><i> </i>(1959 come racconto), emerge sia dall’intreccio della storia, sia dal modo in cui essa è scritta, tanto da valergli il Premio Hugo nel 1960 e, dopo l’adattamento televisivo del 1961 e l’enorme successo, l’impulso ad ampliarlo e trasformarlo in un romanzo, che esce nel 1966 e vince il Premio Nebula4.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p>Grande studioso di psicologia, Keyes trae ispirazione per questa storia da alcune esperienze di insegnamento a ragazzi con deficit cognitivi, strofina la lampada e ne tira fuori un delicato fiore della letteratura, perfetto in ogni sua parte, con un grande riflesso sul futuro che si prospetta a livello medico-psicologico tra la scienza e l’umanità, che fanno perfettamente il paio con gli esagrammi di questo numero: la <i>Diminuzione</i> (o <i>M</i><i>inorazione</i> nelle vecchie versioni dell’I Ching) come esagramma principale, e il suo sviluppo, la <i>Forza domatrice grande</i>.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p>Stati Uniti d’America. Algernon, citato nel titolo come protagonista della storia, non è un essere umano: è un topo da laboratorio bianco, utilizzato come prima cavia vivente per un esperimento sullo sviluppo dell’intelligenza. Charlie Gordon, il cui diario si legge tra le pagine del romanzo, è un trentaduenne con pesanti ritardi cognitivi, abbandonato dalla famiglia ai servizi sociali perché, dopo il raggiungimento della maggiore età, era diventato un peso. Charlie è l’altro protagonista della storia, alla pari con il piccolo roditore. A Charlie, che lavora come garzone delle pulizie in una panetteria dove il padrone gli permette di dormire e tutti i colleghi lo deridono mordacemente per il suo essere “stupido”, viene offerta dai medici un’occasione straordinaria e imperdibile: essere parte dell’esperimento come prima cavia umana e lasciarsi operare, per sbloccare quella parte del cervello che blocca il suo quoziente intellettivo a 70 e uniformarlo alla media. Charlie non può credere alle sue orecchie: lui vuole diventare intelligente, vuole essere come gli altri, ma è ancora dubbioso sul fatto di poterlo diventare facendosi aprire la testa. Per convincerlo, gli psichiatri e gli psicologi lo portano al laboratorio, a vedere il risultato dell’operazione su Algernon. Ciò che Charlie trova è sbalorditivo persino per lui: un topo che fa i conti e ne dà il risultato con un sistema di leve e lampadine, che esce in un attimo da un intricato labirinto alla fine del quale c’è il suo pasto. Prove inconfutabili dell’acquisita intelligenza di un animaletto con una mente meno sviluppata del più piccolo e acerbo dei bambini. Perché, dunque, Charlie non dovrebbe avere lo stesso risultato, o addirittura migliore?<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p>Charlie accetta. Gli viene fornito il diario che costituisce il romanzo, sgrammaticato e sintatticamente errato, con il compito di annotare tutto, anche il più insignificante dei pensieri e il più piccolo degli avvenimenti, prima e dopo l’operazione, per monitorarne gli effetti. A operazione conclusa, poco a poco, Charlie acquista più consapevolezza di tutto ciò che gli sta intorno: inizia a notare le cose, a rendersi conto che i suoi colleghi non gli sono amici, come pensava prima, e comincia a rispondere a tono, spaventandoli; la sua grafia non è più così scorretta, e la grammatica non più così terribile; la sua mente si espande, la sente crescere nel cranio e diventare più spaziosa. Inizia quindi a leggere e studiare, senza più difficoltà, ma con sano e sincero piacere. Ben presto la sua intelligenza supera quella dei colleghi e del capo, i quali – sentendosi inferiori – non vogliono più tenerlo alla panetteria. Viene quindi licenziato e invitato a trovarsi un appartamento suo. Con l’aiuto della dottoressa Alice Kinnian, psicologa che lo segue e con la quale intreccia una relazione, riesce a trovare un appartamento e ad ampliare sempre di più la sua rete di conoscenze e di letture. Inizia a studiare materie più complesse, come il diritto e l’economia, la finanza e la statistica, l’alta letteratura e la filosofia, la fisica, la scienza e la medicina. Nello spazio di pochi mesi la sua intelligenza diventa superiore a quella degli studiosi che hanno condotto l’esperimento, e la sua apertura mentale e la sua cultura gli valgono riconoscimenti pubblici di spicco: viene invitato a fare da relatore a conferenze su temi particolarmente ostici, a tenere lezioni risolutive di materie con punti talmente oscuri da non essere compresi nemmeno dagli scienziati, ed è qui che iniziano i problemi. La dottoressa Kinnian si rende conto che poteva reggere la loro relazione finché il piano intellettivo era impari a suo vantaggio, ma ora si sente inadeguata sia come compagna sia come studiosa; la loro relazione termina quindi nell’amarezza che domina un traguardo scientifico brillantemente raggiunto a scapito del risvolto psicologico personale.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p>A una conferenza a cui era stato invitato a partecipare per parlare dell’esperimento del quale era stato protagonista, Charlie si accorge che Algernon, il piccolo topo, ha qualcosa che non va: si agita, trema, corre dentro la gabbia fino a sbattersi con forza contro le sue pareti, provocandosi ferite e traumi. Charlie decide quindi di aprire la gabbia liberando Algernon, che si nasconde nel taschino della sua giacca.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p>Scappando con lui, Charlie lo porta a casa e continua a notare nel roditore questi attacchi di isteria violenta. Accettando di riportarlo al laboratorio per un controllo, scopre l’amara verità: Algernon, la cui intelligenza era cresciuta a dismisura, stava regredendo allo stadio iniziale e, rendendosene dolorosamente conto anche a livello fisico, cercava di togliersi la vita, riuscendoci qualche giorno dopo. Charlie sa che lo aspetta lo stesso destino: l’operazione non è ripetibile. <span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p>Qui il collegamento tra i due esagrammi. La <i>minorazione</i> mentale di Charlie, che lo sminuiva e <i>diminuiva</i> rispetto agli altri, si è trasformata in <i>f</i><i>orza domatrice grande</i> con l’operazione, aprendogli le porte del mondo a lui ignoto che avrebbe sempre voluto esplorare. Quant’è affidabile, però, la trasformazione, quando la scienza non garantisce la stabilità del risultato e la minorazione o diminuzione è sempre in agguato? L’ardua sentenza alle ultime strazianti e perfette parole del romanzo:<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<blockquote>
<p style="padding-left: 90px;">«[…] In onni modo scommeto desere il primo defficiente al mondo cha scopperto cualcosa dimportante per la sienza. Sono fatto cualcosa ma non riccordo che cosa. Cuindi supongo daverlo fato per tuti i defficienti come me a la Warren e in tuto il mondo. <span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559685&quot;:850,&quot;335559737&quot;:850}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">A rivvederla Miss Kinnian e dotor Strauss e tuti…<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559685&quot;:850,&quot;335559737&quot;:850}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">PS per piaccere dikano al profesor Nemur di non esere così per malloso cuando la giente ride di lui e avrebe più amici. È faccile avere ammici se si lassia che la giente ride di noi. Dove vado avvrò tanti ammici.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559685&quot;:850,&quot;335559737&quot;:850}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">PS per piacere se posono metano cualke fiore su la tomba di Algernon nel kortile.»<span data-fontsize="12">5</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559685&quot;:850,&quot;335559737&quot;:850}"> </span></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Clicca qui per leggere l&#8217;articolo originale: <a href="https://www.latigredicarta.it/2018/01/25/algernon/">https://www.latigredicarta.it/2018/01/25/algernon/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Note al testo[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]</p>
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		<title>Reportage &#124; La morte che ride</title>
		<link>https://www.gvgalimberti.com/2017/08/31/la-morte-che-ride/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[GVG Foto e Giornalismo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Aug 2017 23:31:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Testate italiane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono luoghi al mondo nei quali le persone hanno una luce negli occhi che le illumina dall’interno e si riflette sulla realtà in maniera particolare, poliedrica come in un prisma, cambiando qualcosa che non ci si aspettava. Questi luoghi aggiungono bellezza e freschezza al bagaglio culturale che tutti noi chiamiamo vita. La Romania è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono luoghi al mondo nei quali le persone hanno una luce negli occhi che le illumina dall’interno e si riflette sulla realtà in maniera particolare, poliedrica come in un prisma, cambiando qualcosa che non ci si aspettava. Questi luoghi aggiungono bellezza e freschezza al bagaglio culturale che tutti noi chiamiamo vita. La Romania è uno di quei posti.</p>
<p>La destinazione di questo viaggio è stata incerta fino a un paio di mesi prima della partenza. Sapevamo di voler realizzare un reportage documentaristico che arricchisse le nostre esperienze da portare tra queste pagine, ma continuavamo a saltare di palo in frasca per scegliere la storia da raccontare. Nei reportage, prima di scegliere la destinazione si sceglie la storia, ma avevamo tutti idee brillanti e non volevamo risolverci a decidere utilizzando la proverbiale monetina. Poi, un giorno di maggio, qualcuno propose “facciamo un festival sulla cultura romena!”, <i>et voilà</i>. Avevamo trovato una destinazione, ma purtroppo ci mancava una storia. Di che parlare in una terra ancora in corsa per uscire dall’automatismo del controllo dittatoriale, nonostante i ventinove anni trascorsi dalla rivoluzione? Abbiamo iniziato a pensarci su, ma non volevamo che il nostro diventasse un reportage ristretto al folklore locale, né che portasse soltanto le tracce della rinascita dello stato romeno, quindi abbiamo dato ascolto a una soffiata proveniente dall’esterno che ci consigliava di dare uno sguardo ai cimiteri. Ci siamo documentati e informati e abbiamo scoperto un mondo affascinante e particolare, che ci ha letteralmente stregato. Abbiamo esteso il raggio di ricerca anche ai luoghi di culto e alla visione che il popolo romeno ha della morte, dando vita a un reportage emozionante che ci ha portato a scoprire dettagli, mondi e visioni sconosciuti ai più.</p>
<p>Così è iniziata l’avventura e siamo partiti, armati di penne per gli appunti e macchine fotografiche, occhi per vedere e orecchie per intendere. Anche se dalle nostre ricerche sapevamo già prima di partire che i cimiteri romeni non sono (come nella maggior fetta della tradizione cristiana occidentale) lugubri luoghi di lutto, ma tranquille distese di prato disseminate da croci spoglie del dolore dei vivi, pensavamo comunque di esserci imbarcati in una tanto avvincente quanto insolita sorta di <i>dance macabre</i> in lungo e in largo per il paese. Beh, ciò che abbiamo scoperto una volta giunti a destinazione è stato ben diverso: non avevamo fatto i conti con la gente, quella meravigliosa distesa di persone accoglienti, allegre e gioiose che ci hanno accolti e rivelato i loro segreti con calore e disponibilità. Così abbiamo capito che anche nella morte è la gente a fare la differenza; chi resta nel mondo dei vivi può scegliere due strade: quella del dolore acuto che rende lugubre e difficile il ricordo, o quella della gioia e della pace, che dissemina i cimiteri romeni di fazzoletti di prato picchiettati da piccole croci intagliate nel legno &#8211; come nella maggior parte dei villaggi e delle città &#8211; a volte dipinte a colori vivaci e incise con rime ironiche &#8211; come nel caso del più famoso cimitero del Maramureș, il Cimitirul Vesel (o “cimitero della gioia”) nella cittadina di Săpânța.</p>
<p>È il modo stesso in cui le persone trattano la morte ad essere sconvolgentemente affascinante. Ci trovavamo nel Maramureș, nel paesino di Hoteni, quando ne abbiamo avuto testimonianza diretta. La nostra ospite Ioana ci stava raccontando delle sue esperienze di vita quando le campane della chiesa vicina hanno preso a suonare. Ioana si è zittita aggrottando la fronte e ha chiesto con partecipazione ma con serenità “oh, chi è morto?”. Quando in casa è entrato un suo vicino per dirle che era morto Grigoriu, si sono messi a ricordare con allegria e spensieratezza gli episodi della vita del defunto, davanti a un bicchierino della grappa locale prodotta solo in casa dalle massaie. Le campane non suonavano a morto, ma a festa.</p>
<p>Ecco cosa ci ha spalancato il loro mondo: il perfetto sillogismo della loro logica della morte. La consapevolezza che il defunto aveva vissuto la sua vita piena e che era la sua ora di festa per averne iniziata una nuova. Il morto non era una vittima, quel giorno, ma il protagonista. E questo è uno dei loro princìpi fondamentali.</p>
<p>Avevamo pensato a un titolo calzante per questo racconto di morte allegra e di vita entusiastica che le aleggia attorno, che è appunto quello che leggete in questa introduzione: <i>La morte che ride</i>. Non c’era titolo migliore in questa circostanza… se non che, laggiù, ci siamo resi conto che non è solo la morte a ridere. Ride <i>anche </i>la morte, ma non è certo l’unica. Le persone ridono, gli animali ridono, le montagne, i ruscelli, i laghi, i villaggi stessi con le loro mura di pietra, le strade, i campi… in Romania tutto ride e sorride e manifesta gioia in maniera estrema e del tutto spontanea. Ce l’ha rivelato Sorin Rebreanu, il primo cittadino romeno col quale abbiamo parlato appena atterrati a Timișoara (che abbiamo incontrato presso un pozzo, degna apertura del nostro reportage, in quanto l’esagerata di sviluppo di quello estratto per il numero in corso &#8211; l’abbondanza &#8211; è, per l’appunto, il pozzo); ce l’ha confermato Ioana in Maramureș, per continuare con le numerose persone delle quali abbiamo incrociato i cammini in Transilvania e a Bucarest. E, soprattutto, ce l’ha spiegato la luce nei loro sguardi, che non aveva bisogno di alcuna spiegazione.</p>
<p>Nel corso del viaggio abbiamo trovato anche altri risvolti di questo paese, ed ecco che, una volta ritornati, ci siamo resi conto che la varietà di argomenti era troppo ampia per rimanere ristretta ai cimiteri. Abbiamo scelto un titolo che racchiudesse tutto questo e che fosse sufficientemente di richiamo per tutte le parti che compongono il reportage. Così è nato il lavoro finito e completo, sotto il nome di <b><i>Romania. Il pozzo delle storie</i></b><i>.</i></p>
<p>Il mese della Romania e il suo festival, che abbiamo chiamato Oglinda (ovvero “specchio” in lingua rumena) si apriranno con la presentazione di questo lavoro. Vi aspettiamo. M<i>ulţumesc.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Clicca qui per leggere l&#8217;articolo originale (l&#8217;intero reportage può essere letto sullo stesso sito): <a href="https://www.latigredicarta.it/2017/09/28/la-morte-che-ride-romania/">https://www.latigredicarta.it/2017/09/28/la-morte-che-ride-romania/</a></p>
<p>Reportage fotografico a questo link: <a href="https://www.gvgalimberti.com/portfolio/romania-la-morte-che-ride/">https://www.gvgalimberti.com/portfolio/romania-la-morte-che-ride/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.gvgalimberti.com/2017/08/31/la-morte-che-ride/">Reportage | La morte che ride</a> proviene da <a href="https://www.gvgalimberti.com">GV Galimberti Photo</a>.</p>
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		<title>Abdulino va alla guerra</title>
		<link>https://www.gvgalimberti.com/2017/08/31/you-dont-make-a-photograph-just-with-a-camera-you-bring-to-the/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[GVG Foto e Giornalismo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Aug 2017 23:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Testate italiane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Commedia dell’Arte ha sempre un grande fascino sia per il pubblico sia per gli attori che la portano in scena: l’utilizzo delle maschere che vivono il palco e la storia in prima persona attraverso il corpo dell’attore, che si presta come strumento attivo ad essere il mezzo fisico tramite il quale la maschera agisce [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <b>Commedia dell’Arte</b> ha sempre un grande fascino sia per il pubblico sia per gli attori che la portano in scena: l’utilizzo delle maschere che vivono il palco e la storia in prima persona attraverso il corpo dell’attore, che si presta come strumento attivo ad essere il mezzo fisico tramite il quale la maschera agisce sul palco, crea una magia particolare che vibra nello spazio dalla maschera stessa allo spettatore e incanta di tensione scenica anche il pubblico. Se poi, a questo, si aggiungono divertimento, simpatia, gioco e interazione col pubblico, lo spettacolo ha sicuramente la stoffa vincente. È ciò che è successo qui, al teatro-redazione <b>Corte dei Miracoli</b> di via Mortara 4 a Milano, con il brioso spettacolo Adulino va alla guerra, andato in scena in occasione del <b>Milano Off FIL Festival</b> dall’11 al 18 giugno 2017.</p>
<p>La bravura e professionalità degli attori della compagnia laziale <b>Circomare Teatro</b> &#8211; arrivati a cavallo di un minivan verde armati di palco mobile, attrezzatura, gentilezza, entusiasmo e voglia di divertirsi nel mostrare al pubblico milanese il loro dolcissimo spettacolo &#8211; ha subito conquistato gli spettatori della Corte dei Miracoli.</p>
<p>La storia di Abdulino, un giovane ragazzo ingenuo che si trova suo malgrado invischiato in una guerra al fronte decisa dai vertici della fantomatica città senza nome nella quale vive, è delicata e commovente, raccontata con grande sensibilità e frizzante giocosità. La particolarità di questo spettacolo è la verace spontaneità con la quale gli attori coinvolgono in prima persona il pubblico: la rottura della quarta parete è già di per sé abbastanza insolita negli spettacoli teatrali, ma in genere gli attori rompono la quarta parete rivolgendosi al pubblico dietro indicazione registica nel pronunciare alcune battute, monologhi e stralci di testo di importanza particolare. Ciò che ha fatto la compagnia Circomare Teatro è stato diverso: gli attori si sono svincolati dal testo e si sono rivolti al pubblico chiedendo l’opinione degli spettatori sugli eventi che stavano per accadere in scena, coinvolgendoli in maniera diretta e facendoli parte integrante dello spettacolo, pur nel rispetto del suo svolgimento e della storia che hanno tracciato.</p>
<p>Uno spettacolo che merita l’attenzione del pubblico e della critica, che racconta con gentilezza e poesia il cambiamento che avviene nelle persone quando si trovano a dover vivere una condizione di particolare pressione fisica ed emotiva (la cui metafora è, in questo caso, la guerra di trincea) e la forza interiore che ci vuole per mantenere la propria integrità e non cedere alla violenza delle reazioni. Intenso, gioioso, commovente e unico nel suo genere.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Chi sei, chi non sei</title>
		<link>https://www.gvgalimberti.com/2017/08/31/chi-sei-chi-non-sei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[GVG Foto e Giornalismo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Aug 2017 21:29:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Testate italiane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Adam Kelno è un medico, un chirurgo. Adam Kelno salva le vite, è una brava persona. Adam Kelno è anche un polacco, un ebreo, un nazionalista. Adam Kelno è un eroe. O no? Il romanzo di Leon Uris, capolavoro della letteratura contemporanea e pietra miliare dello Sgretolamento di ciò in cui crediamo e di ciò che pensiamo di sapere.   Polonia, 1945. La guerra sta finendo e una fredda notte un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Adam </i><i>Kelno</i><i> è un medico, un chirurgo. Adam </i><i>Kelno</i><i> salva le vite, è una brava persona. Adam </i><i>Kelno</i><i> è anche un polacco, un ebreo, un nazionalista. Adam </i><i>Kelno</i><i> è un eroe. </i><i>O no?</i><i> Il romanzo </i><i>di Leon </i><i>Uris</i><i>, capolavoro della letteratura </i><i>contemporanea e pietra miliare dello </i>Sgretolamento<i> di ciò in cui crediamo e di ciò che pensiamo di sapere.</i><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559740&quot;:360}"> </span>Polonia, 1945. La guerra sta finendo e una fredda notte un soldato vede arrivare dai campi un uomo, tremante, sanguinante e barcollante, sfinito dalla fatica e dalla fuga. Quell’uomo viene portato in ospedale, curato, rimesso in sesto e dimesso. Quell’uomo è il dottor Adam Kelno, che appena ne ha occasione parte alla volta dell’Inghilterra, lasciandosi per sempre alle spalle la Polonia e l’orrore del campo di concentramento di Jadwiga. A Londra incontra Angela, la donna che ben presto diventa sua moglie, e con lei vive l’inizio di una vita che si prospetta meravigliosa, finché un giorno due messi giungono con atroci notizie: il dottor Kelno è in arresto e in attesa di estradizione in Polonia per crimini di guerra contro l’umanità.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p>Nonostante gli avvocati e le istanze di revoca della richiesta, Adam Kelno viene estradato in Polonia, dove passa quasi due anni in carcere. In questi due anni sia i suoi avvocati sia il governo polacco cercano prove, gli uni dell’innocenza di Kelno, gli altri della sua colpevolezza. Il dottore è accusato di aver preso accordi con i tedeschi per rimanere vivo e in salute in cambio dei suoi servigi di medico nella baracca numero 5 del campo di concentramento di Jadwiga, dove si effettuavano esperimenti su cavie umane. I testimoni a favore del governo polacco, però, non sono sufficienti a sovrastare quelli a favore del dottor Kelno, che proclamano a gran voce quanto egli sia buono, onesto e coraggioso, un eroe di guerra, che ha salvato centinaia di persone dalla morte e fatto fuggire diversi prigionieri verso la libertà. Adam Kelno viene scarcerato con le profonde scuse del governo polacco.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p>Per evitare il giudizio degli inglesi, il disonore di essere stato in prigione e l’amarezza per il sospetto della gente, il dottor Kelno prende la moglie e il figlio nato durante la sua reclusione e si trasferisce in estremo Oriente, in uno dei protettorati d’Inghilterra di nome Fort Bobang, dove rimane per quindici anni a migliorare le condizioni igienico-sanitarie e nutrizionali degli indigeni, inventando un sistema di coltivazione e sfruttamento del territorio che gli vale il riconoscimento di un cavalierato da parte della Regina.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559740&quot;:360}"> </span>Il suo ritorno in Inghilterra è costellato di onori e successi. Sir Adam Kelno è un eroe di guerra, un uomo di grande sensibilità umana, un medico capace e competente, una persona eccezionale che ogni famiglia vorrebbe annoverare tra le sue conoscenze, un personaggio la cui levatura nessuno può mettere in dubbio, tant’è palese la sua bontà e disponibilità verso gli altri. La sua immagine è nitida e pulita, trasuda onore da tutti i pori. Finché Abraham Cady, uno scrittore determinato, un ex giornalista, ebreo e americano, non raccoglie nel volume intitolato <i>L’olocausto</i> la storia dello sterminio degli ebrei polacchi, citando come uno dei maggiori carnefici del genocidio il dottor Adam Kelno, direttore medico del campo di concentramento di Jadwiga, primo chirurgo della baracca numero 5, torturatore e assassino.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p>Per Adam Kelno inizia il calvario: ormai sono passati più di vent’anni dalle atrocità di Jadwiga e dal processo per crimini di guerra, e la sua immacolata reputazione viene di nuovo messa in dubbio da uno scrittore il cui testo ha fatto il giro del mondo ed è sulla bocca di tutti. Il successo del volume, con nuove prove e testimonianze a supporto della colpevolezza del dottor Kelno, induce il governo a riaprire il caso: nell’aula QB VII del tribunale della Regina numero 7 del palazzo di giustizia di Londra, vengono chiamati testimoni e sopravvissuti del campo di concentramento di Jadwiga, gli uni (pochi) a supporto di Adam Kelno, gli altri (la maggior parte) che ne testimoniavano la glaciale indifferenza durante gli esperimenti effettuati costantemente senza anestesia. In quell’aula entrano uomini e donne resi incapaci di procreare, castrati e sterilizzati come animali, in condizioni igieniche insufficienti alla completa guarigione delle ferite, sui quali i carnefici e i soldati hanno infierito fino a provocare loro danni psicologici permanenti, e raccontano le loro struggenti storie, indicando tutti con sicurezza il dottor Kelno come autore delle pratiche mediche sperimentate su di loro. Il controinterrogatorio dell’avvocato del dottore, invece, li mette più alle strette. Nessuno di loro è davvero in grado di identificare Adam Kelno come il medico che ha effettuato sperimentazioni dannose su di loro, perché il dottore in questione, chiunque egli fosse, indossava sempre una mascherina che impediva ai pazienti di vederlo in faccia. I detenuti del campo di concentramento sapevano che il dottor Kelno era il direttore sanitario di Jadwiga, ma nessuno in aula può provare concretamente che fosse lui in persona il reale colpevole, e dopo quasi trent’anni le prove materiali come i registri medici del campo e gli elenchi dei prigionieri, i codici delle procedure e l’archiviazione dei segnali delle guardie, sono andate perdute – in parte distrutte dalle guardie alla fine della guerra, in parte smarrite tra le macerie del campo. <span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559740&quot;:360}"> </span>Adam Kelno viene scagionato per mancanza di prove e prosciolto da tutte le accuse, e l’opinione pubblica ne è ben lieta. Nessuno poteva realmente credere che quella persona integerrima, quell’eroe dell’umanità, quell’impeccabile individuo fosse in realtà un sanguinario carnefice. Una sola persona rimane perplessa: Terrence Campbell è il pupillo di Kelno, il migliore amico di suo figlio Stephan, l’unico giovane di Fort Bobang a essersi interessato di medicina. Nel tornare in Inghilterra Kelno lo aveva portato con sé per farlo studiare nei migliori atenei di inglesi e farlo diventare un grande medico. Terry lo conosce, addirittura meglio di Stephan e di sua moglie: ha visto le ombre che lo circondano e conosce la storia di Jadwiga e delle accuse che gli erano state rivolte dopo la guerra. Terry ha dei dubbi. Mentre tutta la società londinese (ed europea) festeggia la riabilitazione del dottor Kelno, Terry lo affronta nelle ultime pagine del romanzo, fino a quell’ultima, breve riga:<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<blockquote>
<p style="padding-left: 90px;">«Mi hai mentito Adam.»<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559685&quot;:1418,&quot;335559737&quot;:1417,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">«Mentito! Ho fatto tutto questo per via di te e di Stephan.»<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559685&quot;:1418,&quot;335559737&quot;:1417,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">«Te ne ringrazio. Ora fatti da parte.»<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559685&quot;:1418,&quot;335559737&quot;:1417,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">«No.»<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559685&quot;:1418,&quot;335559737&quot;:1417,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">«Cos’hai intenzione di fare? Tagliarmi le palle?»<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559685&quot;:1418,&quot;335559737&quot;:1417,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">«Tu… tu… tu sei come tutti gli altri. Anche tu vuoi la mia distruzione. Ti hanno pagato per lasciarmi. È la solita congiura!»<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559685&quot;:1418,&quot;335559737&quot;:1417,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">«Sei un maledetto paranoico che ha passato la vita a tagliare via le palle agli ebrei per vendicarti di tuo padre. Non è così, sir Adam?»<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559685&quot;:1418,&quot;335559737&quot;:1417,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">Adam lo schiaffeggiò sulla bocca. «Ebreo!» urlò. Colpì Terry più volte con la mano aperta. «Ebreo! Ebreo! Ebreo! Ebreo!»</p>
</blockquote>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:360}"> </span>Quell’ultima, breve riga che è una stoccata nello stomaco del lettore, che non crede ai suoi occhi e medita tra sé e sé: “Anche io avevo creduto alle prove, anche io avevo intuito la sua innocenza, il dottore deve essere innocente!”<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559740&quot;:360}"> </span>Leon Uris ha dato al mondo un romanzo di finzione basato sui processi reali che occorsero nell’aula QB VII, un romanzo che è l’emblema di diversi tipi di <i>S</i><i>gretolamento</i>: di quello di un uomo e della sua anima, quando lo vediamo disperarsi per l’accusa evidentemente ingiusta di qualcosa di atroce che non ha commesso; di quello di una famiglia, distrutta dal peso delle accuse e delle consapevolezze segrete e non dette; di quello di un nome, altisonante, eroico ed emblematico; di quello della fiducia riposta da qualsiasi essere umano nella figura del medico; e di quello dell’immagine di un uomo come dovrebbero vederlo i suoi figli: un eroe per loro e per il mondo intero, la cui immagine riflessa sul muro diventa un’ombra e si sgretola per la delusione e il ribrezzo di aver amato e ammirato un uomo del genere.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559740&quot;:360}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Clicca qui per leggere l&#8217;articolo originale: https://www.latigredicarta.it/2017/08/17/chi-sei-chi-non-sei/</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una stanza piena di&#8230; innocenza</title>
		<link>https://www.gvgalimberti.com/2017/07/10/una-stanza-piena-di-innocenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[GVG Foto e Giornalismo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2017 22:07:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Testate italiane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un libro e non uno, ma ben due film escono per raccontare la storia di colui che ebbe non una, non due, ma dieci, venti e più personalità! Stiamo parlando di Billy Milligan, o forse dovremmo dire Arthur Milligan, oppure Ragen, Allen, Tommy&#8230;    Lo guardò perplessa. «Aspetti un attimo. Se lei non è Billy, allora chi è?» «Sono David.» «E Billy dov’è?» [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Un libro e non uno, ma ben due film escono per raccontare la storia di colui che ebbe non una, non due, ma dieci, venti e più personalità! </i><i>Stiamo parlando di Billy </i><i>Milligan</i><i>, o forse dovremmo dire Arthur </i><i>Milligan</i><i>, oppure </i><i>Ragen</i><i>, Allen, Tommy&#8230;</i><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<blockquote>
<p style="padding-left: 90px;">Lo guardò perplessa. «Aspetti un attimo. Se lei non è Billy, allora chi è?»</p>
<p style="padding-left: 90px;">«Sono David.»</p>
<p style="padding-left: 90px;">«E Billy dov’è?»</p>
<p style="padding-left: 90px;">«Billy sta dormendo.»</p>
<p style="padding-left: 90px;">«Dove?»</p>
<p style="padding-left: 90px;">Si indicò il petto. «Qua dentro. È addormentato.»</p>
<p style="padding-left: 90px;">Dorothy Turner sospirò e cercò di farsi forza, annuendo pazientemente. «Devo parlare con Billy.»</p>
<p style="padding-left: 90px;">«Be’, Arthur non glielo permetterà. Billy sta dormendo e Arthur non vuole svegliarlo, perché, se lo sveglia, Billy si ucciderà.»1</p>
<p style="padding-left: 90px;"> (Daniel Keyes, Una stanza piena di gente)</p>
</blockquote>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p>Nel 1977 William Stanley Milligan, detto Billy (Miami Beach, 14 febbraio 1955 – Columbus, 12 dicembre 2014), venne arrestato in Ohio (USA) per lo stupro di tre studentesse della Ohio State University. Aveva precedenti penali per stupro, aggressione a mano armata e furto di stupefacenti in una farmacia, perciò, quando nel confronto all’americana venne identificato dalle vittime, fu subito arrestato. In carcere Billy si comportò in modo strano: tentò di uccidersi prendendo a testate il muro, si mise a fare disegni infantili, svelse il gabinetto della cella a mani nude per tagliarsi i polsi con un pezzo di porcellana, si liberò dalla camicia di forza, parlò di filosofia, si rannicchiò spaventato in un angolo piagnucolando… all’arrivo, gli avvocati pensarono di trovarsi davanti a un grande attore, finché Dorothy Turner, la psicologa del tribunale, non si trovò faccia a faccia con David, un bambino di otto anni spaventato, dolorante e confuso nel corpo di un uomo che all’anagrafe era Billy Milligan. Fu grazie al “segreto” che si lasciò sfuggire David che gli avvocati vennero a sapere delle personalità che abitavano il corpo di Billy. <span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><i>Billy</i>, <i>Arthur</i>, <i>Ragen</i>, <i>Allen</i>, <i>Tommy</i>, <i>Danny</i>, <i>David</i>, <i>Christene</i>, <i>Christopher</i>,<i> </i><i>Adalana</i>.<i> </i>Dieci le personalità che emersero da quei primi confronti con gli psicologi, che valsero a Billy (o meglio, al suo corpo) il rinvio del processo per infermità mentale e il ricovero all’istituto di igiene mentale Harding Hospital di Worthington (Ohio) per tentare una cura che lo rimettesse in grado di affrontare il processo. Dai colloqui con le personalità si venne a sapere che Billy, la personalità originaria o personalità ospite, veniva tenuto letteralmente addormentato in un angolo della sua mente dalle altre personalità sin da quando, a sedici anni, aveva tentato il suicidio salendo sul tetto della scuola che frequentava, volendosi liberare dei vuoti di memoria che gli davano la sensazione di aver perso del tempo durante il quale faceva cose cattive che non avrebbe mai fatto. Billy doveva la sua sopravvivenza a Ragen, la personalità iugoslava, guardiano della rabbia e della violenza, che prendeva il sopravvento nei momenti di pericolo, alternandosi ad Arthur, aristocratico britannico di grande intelligenza, studioso autodidatta di medicina, che controllava “il posto” in condizioni normali.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span>L’alternanza tra le personalità venne compresa soltanto quando venne spiegato il meccanismo del “posto”.  <span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559685&quot;:850,&quot;335559737&quot;:850}"> </span></p>
<blockquote>
<p style="padding-left: 90px;">«Cos’è “il posto”, David?»</p>
<p style="padding-left: 90px;">«È così che lo chiama Arthur. Ci ha spiegato come funziona quando uno di noi deve venir fuori. È un grande fascio di luce bianca. Tutti stanno intorno, guardando o dormendo nei loro letti. E chiunque mette piede sul posto, è fuori nel mondo. Arthur dice che chiunque sta sul posto possiede la coscienza.»</p>
</blockquote>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559685&quot;:850,&quot;335559737&quot;:850}"> </span></p>
<p>È così che nessuno si era mai accorto delle diverse personalità: chiunque controllasse il posto, per semplificare le cose rispondeva al nome di Billy, e viveva la vita a suo modo e secondo le proprie attitudini. Christene, tre anni, disegnava; Ragen maneggiava armi; Arthur studiava medicina; Allen, diciotto anni, dipingeva e suonava la batteria; Tommy, sedici anni, suonava il sassofono, smontava congegni elettronici e usava le sue abilità di artista della fuga per liberarsi da celle, camicie di forza e svariate forme di prigionia; David usciva sul posto quando il corpo di Billy provava dolore, per prenderlo tutto su di sé e liberare le altre personalità dall’empatia con la negatività; Danny, quattordici anni, aveva una paura folle degli uomini e si alternava a David nei momenti di shock; Christopher suonava l’armonica; Adalana, ragazzina lesbica di diciannove anni, era l’autrice degli stupri che il corpo di Billy perpetrava sulle donne, adducendo una mancanza d’amore incomprensibile al resto delle personalità. Era l’unica a poter prendere il controllo del posto senza dover aspettare che gli altri lo abbandonassero o le dessero il permesso di avanzare. Lei poteva andare sul posto semplicemente desiderando che un altro lo abbandonasse. Grazie a questa sua capacità, nessuna delle altre personalità si era accorta della sua presenza.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span>Le personalità, o “persone”, come preferivano essere definite, non erano tutte consapevoli della presenza delle altre, mentre Billy, la personalità ospite, non ne era consapevole affatto. Durante i sette mesi di terapia col dottor Harding, le personalità furono convinte a tenere Billy sveglio per tentare una fusione tra identità, per far riemergere la personalità ospite e sopire le altre, risultato fragile e solo parziale. Data la diagnosi di disturbo della personalità multipla, Billy Milligan fu assolto e internato all’Athens Mental Health Center di Athens (Ohio), dove fu scoperto che le personalità non erano finite.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><i>Philip</i>, <i>Kevin</i>, <i>Walter</i>, <i>April</i>, <i>Samuel</i>, <i>Mark</i>, <i>Steve</i>, <i>Lee</i>, <i>Jason</i>, <i>Robert </i>(<i>Bobby</i>),<i> Shawn</i>, <i>Martin</i>, <i>Timothy </i>(<i>Timmy</i>). Tredici nuove personalità che a differenza delle dieci precedenti – chiamate <i>i dieci</i> – erano <i>gli indesiderabili</i>, personalità violente e criminali che Arthur aveva bandito dal posto perché incontrollabili, ma che a volte riuscivano a uscire.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span>Daniel Keyes (Brooklyn, 9 agosto 1927 – Boca Raton, 15 giugno 2014), autore del romanzo <i>Fiori per Algernon</i>, incontrò Billy Milligan al Mental Health Center di Athens, pieno di scetticismo ma anche di curiosità. Una volta vista l’alternanza tra le personalità di Billy, fu più che mai convinto dell’accuratezza della diagnosi e, affascinato dal caso, lo seguì per anni al fine di scriverne una biografia che uscì negli Stati Uniti nel 1981 col titolo <i>The </i><i>Minds</i><i> of Billy </i><i>Milligan</i>, tradotto in italiano da Editrice Nord col titolo <i>Una stanza piena di gente</i>, recentemente ristampato dopo anni di oblio grazie all’uscita del film <i>Split</i>, da esso tratto.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span>L’autore ha collaborato con Billy Milligan alla realizzazione di questa biografia, passando attraverso le diverse fasi della fusione delle personalità in quella che loro chiamano <i>Il Maestro</i>, che integra la personalità originaria di Billy con tutti i suoi alter ego. È stupefacente leggere delle sedute nelle quali Billy veniva svegliato per assistere alle conversazioni a voce alta tra le sue personalità (processo che venne adottato per rendere Billy consapevole della presenza degli alter ego e delle azioni da loro compiute nel tempo che gli avevano “rubato”) e vedere la descrizione dello stupore, del disgusto, dell’impotenza, del rifiuto e poi dell’accettazione che si dipingevano sul volto di quest’uomo, filtrate dagli occhi affascinati dell’autore.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span>Durante questo tempo Daniel Keyes divenne molto amico del Maestro, e si trovò a condividere alcune delle esperienze più strane ed emozionanti con lui, attraverso i suoi ricordi. Dalla biografia traspare il senso di solidarietà e di comunione che l’autore ha imparato ad avere con questo individuo – o meglio, con questo insieme di individui – e si intuiscono le domande che hanno sconvolto gli Stati Uniti interi, e che ancora oggi echeggiano nelle menti di chi conosce la storia di Billy Milligan: le personalità multiple possono essere considerate colpevoli dei crimini perpetrati dai loro corpi? Quante delle personalità di Billy (i bambini, gli studiosi, i buoni) erano colpevoli di stupro, rapina, omicidio?<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span>Una persona che racchiude in sé più persone, può essere considerata completamente colpevole o completamente innocente?<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;eco della luna</title>
		<link>https://www.gvgalimberti.com/2017/06/21/l-eco-della-luna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[GVG Foto e Giornalismo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2017 23:28:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Testate italiane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/brilian/?p=87</guid>

					<description><![CDATA[<p>There is in fact something obscene and sinister about photography, a desire to imprison, to incorporate, a sexual intensity of pursuit...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Nella </i><i>metà</i><i> </i><i>degli</i><i> </i><i>anni</i><i> ’20</i><i> Federico García Lorca </i><i>trasferisce</i><i> la </i><i>sua</i><i> anima e la </i><i>sua</i><i> </i><i>arte</i><i> </i><i>sulle</i><i> </i><i>tribù</i><i> </i><i>dei</i><i> </i><i>gitani</i><i> </i><i>andalusi</i><i>, </i><i>nelle</i><i> </i><i>quali</i><i> </i><i>si</i><i> </i><i>insinua</i><i> </i><i>per </i><i>scoprire</i><i> la </i><i>grande</i><i> </i><i>forza</i><i> </i><i>della</i><i> </i><i>loro</i><i> </i><i>unione</i><i>, per </i><i>descriverne</i><i> poi in </i><i>poesia</i><i> le </i><i>dinamiche</i><i> di </i><i>vera</i><i>, </i><i>speciale</i><i> </i><i>ed</i><i> </i><i>esotica</i><i> </i><i>compagnia</i><i> di </i><i>uomini</i><i>.</i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:2,&quot;335551620&quot;:2}"> </span></p>
<blockquote>
<p style="padding-left: 90px;">La luna venne alla fucina<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">col suo sellino di nardi.<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">Il bambino la guarda, guarda.<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">Il bambino la sta guardando.<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;"><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">Nell’aria commossa<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">la luna muove le sue braccia<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">e mostra, lubrica e pura,<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">i suoi seni di stagno duro.<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;"><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">Fuggi luna, luna, luna.<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">Se venissero i gitani<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">farebbero col tuo cuore<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">collane e bianchi anelli. […]<span data-fontsize="11">1</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
</blockquote>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>Così inizia, nei primi versi del <i>Romance de la luna, luna</i> (<i>Romanza della luna, luna</i>), il <i>Romancero</i><i> gitano</i>, l’opera poetica che più, tra quelle di Federico García Lorca, rispecchia l’intero significato del tema di questo numero, l’esagramma 13, <i>La compagnia fra gli uomini</i>. <span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p>Artista a tutto tondo, ma soprattutto poeta e drammaturgo di grande sensibilità, García Lorca era un intellettuale antifascista, omosessuale e di liberi ideali che non aveva paura di dichiarare a gran voce la sua avversione nei confronti delle leggi e della politica franchista. Acclamato universalmente per la bellezza delle sue opere («La poesia era lui», disse Luis Buñuel<span data-fontsize="12">2</span>), ma allo stesso tempo reietto della società spagnola dell’epoca perché troppo popolare e troppo poco <i>vanguardista</i><span data-fontsize="12">3</span> ed emarginato dalla compagnia dei suoi uomini – quella della Spagna di ceto medio alla quale lui stesso apparteneva –, tra il 1924 e il 1927 si cercò una nuova compagnia di uomini, additati come stranieri, intrusi e violenti, e considerati all’unanimità come persone non solo da evitare, ma dalle quali scappare. I gitani andalusi riconobbero in García Lorca un uomo dallo spirito pacifico e gentile, curioso e osservatore, e lo accolsero tra le loro fila, da dove lui osservava attento e partecipe, seppur in posizione defilata, la loro cultura e la loro tradizione. Da questo periodo di osservazioni scaturì il <i>Romancero</i><i> gitano,</i> pubblicato nel 1928, nel quale il poeta descrive in termini che si intuiscono affascinati, meravigliati e profondamente ammirati la struttura, le abitudini, la religione, i riti, l’unione e la profonda comunione del popolo gitano, e lo fa con una delicatezza e una sensibilità metaforica incredibile, che quasi rende astratta la profondità dei versi.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:567,&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p>L’esagramma 13 concorda con il <i>Romancero</i><i> gitano</i> in diversi modi, primo dei quali è il vero e proprio senso del tema: la <i>compagnia</i>. García Lorca descrive il popolo gitano come una sorta di corpo unico i cui organi sono rappresentati dalle diverse tribù. Pur essendo gruppi distinti e spesso estranei tra loro, le soddisfazioni, le delusioni, le celebrazioni e i lutti non riguardano solo l&#8217;individuo, ma il popolo gitano intero, i cui membri armonizzano le loro emozioni e azioni in una sorta di empatia collettiva che rende il gruppo omogeneo, unito e forte. Dato il grande impatto emotivo, García Lorca illustra questa particolarità dedicando poesie principalmente alle tragedie che occorrono nella vita delle varie tribù, e descrive con autentico struggimento (quasi facesse parte egli stesso della compagnia gitana) il lutto generale per la morte – violenta e non – dei singoli individui. Prendendo per esempio i magnifici versi già citati del <i>Romance de la luna, luna</i>, nel quale si narra della morte di un bambino, il poeta esorta la luna, allegoria della morte che echeggia nell’intera raccolta, a scappare il più presto possibile per non subire l’ira e il lamento dei gitani, il cui dolore racchiude tutto il senso di profonda appartenenza di questo popolo:<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:567,&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<blockquote>
<p style="padding-left: 90px;">[…] Come canta il gufo,<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">ah, come canta sull’albero!<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">Nel cielo va la luna<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">con un bimbo per mano.<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;"><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">Nella fucina piangono,<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">gridano, i gitani.<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">Il vento la veglia, veglia.<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">Il vento la sta vegliando.<span data-fontsize="11">4</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;"><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
</blockquote>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>La seconda concordanza con l’esagramma è data dalla forza di cinque delle sei linee, che nell’opera si traduce nella figura del gitano maschio. Guerriero di straordinaria abilità, a lui è riservato il ruolo dominante all’interno della tribù: il potere decisionale, la missione della protezione del villaggio, la gestione delle attività dei singoli individui, la scansione dei riti religiosi, la regolazione dei conti d’onore, l’enumerazione degli impegni all’interno delle singole famiglie… ogni cosa che rientri nella sfera decisionale e gestionale della famiglia, della tribù o dell’intero popolo gitano è affidata all’uomo, che diventa una figura forte e dominante non solo a livello interno per la tribù, ma anche dal punto di vista esterno di chi del popolo gitano non fa parte e si vede costretto a confrontarsi con la loro particolarissima e a sé stante realtà. <span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:567,&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p>Di nuovo, la percezione che se ne ha al giorno d’oggi è notevolmente diversa, ma ciò che descrive García Lorca nel 1928 è la figura di un uomo potente e consapevole della propria potenza, importanza, del suo ruolo alternativamente di dominatore, protettore e vendicatore. Tutti termini passionali, questi, che emanano forza e a volte – e a ragione – anche violenza, perché la vita all’interno della tribù non era pacifica né priva di pericoli: come a mettere tanti galli nello stesso pollaio, gli uomini gitani spesso si scontravano tra loro, tutti forti del loro ruolo dominante e con nessuna voglia di retrocedere per lasciare il passo a un altro uomo. Non era raro, all’epoca, che gli scontri sfociassero in duelli o sfide d’onore. Ciononostante, tali scontri erano tollerati soltanto all’interno della tribù: se un gitano durante un duello moriva per mano di un altro gitano la regolazione dei conti avveniva tra le singole famiglie coinvolte, mentre se accadeva per mano di uno “straniero” (uno spagnolo, nella fattispecie), il sentimento di vendetta che ne scaturiva era selvaggio e il lutto forte ed echeggiante.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:567,&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:567,&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<blockquote>
<p style="padding-left: 90px;">[…] Tre sbocchi di sangue ebbe<span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">e morì di profilo.<span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">Viva moneta che mai<span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">tornerà a ripetersi.<span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">Un angelo gitano adagiò<span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">la sua testa su un cuscino.<span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">Altri di stanco rossore<span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">accesero una candela.<span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">E quando i quattro cugini<span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">giunsero a Benamejí,<span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">voci di morte tacquero<span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p style="padding-left: 90px;">vicino al Guadalquivir.<span data-fontsize="11">5</span><span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
</blockquote>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p>Il ruolo della donna, invece, è il terzo punto di contatto con l’esagramma 13: la linea spezzata, quindi debole, che con la sua fertilità e femminilità lega gli elementi e mantiene l’armonia nella compagnia. La donna del <i>Romancero</i> è una creatura carnale, sensuale e profondamente erotica, che ha ben chiaro il potere che la sua presenza ha sull’uomo, e che sa perfettamente come usarlo. L’uomo in presenza della donna si atteggia a corteggiatore, ad amante, a essere governato da puro istinto («verde que te quiero verde»<span data-fontsize="12">6</span>, dove la parola <i>verde</i> sta a significare non tanto il colore ma il senso di “erotica”, “spinta”). La donna, invece, consapevole del proprio ruolo, si comporta in maniera sensualmente remissiva, rimanendo sempre un po’ in disparte sulla scena, anche se risolutamente presente, per esaltare davanti alla tribù l’uomo che ha scelto e per restare sempre sua nell’intimità della casa. La donna è l’inizio e la fine della tribù, la proverbiale corte che fa il re: senza la donna a far sentire l’uomo all’altezza del suo ruolo, il popolo gitano si estinguerebbe.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:567,&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p>Ecco la magia del <i>Romancero</i><i> gitano</i>, che la bellezza delle pagine scritte fa risuonare fino a noi: la curiosità di un uomo ha trovato libera interpretazione nella disponibilità di un popolo particolare e fiero, che ha adottato questo poeta dal canto profondo quando nessun altro lo voleva.<span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:567,&quot;335559740&quot;:288}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Clicca qui per leggere l&#8217;articolo originale: https://www.latigredicarta.it/2017/01/29/eco-della-luna/</p>
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		<title>Intervista ad Anthony Caleshu</title>
		<link>https://www.gvgalimberti.com/2017/06/21/intervista-ad-anthony-caleshu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[GVG Foto e Giornalismo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2017 17:26:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Testate estere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anthony Caleshu è un poeta statunitense e docente di Scrittura Creativa. Dopo aver completato il MFA in Scrittura Creativa alla University of Alabama si è trasferito in Irlanda per seguire la sua fidanzata di allora, diventata poi sua moglie. Nella terra che Kavanagh definiva come possidente di un proprio esercito di 10.000 poeti, precisamente alla [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Anthony Caleshu è un poeta statunitense e docente di Scrittura Creativa. Dopo aver completato il MFA in Scrittura Creativa alla University of Alabama si è trasferito in Irlanda per seguire la sua fidanzata di allora, diventata poi sua moglie. Nella terra che Kavanagh definiva come possidente di un proprio esercito di 10.000 poeti, precisamente alla National University of Ireland di Galway, ha conseguito il dottorato. Dal 2003 detiene, prima come assistente e poi come titolare, la cattedra di “Poetry and Creative Non-Fiction” alla University of Plymouth (Devon, UK). Anche se ha trascorso la maggior parte della sua vita fuori degli Stati Uniti, nella sua scrittura sente ancora l’influenza della tradizione americana. </i></p>
<p><b>Come e perché hai deciso di diventare poeta? Si può dire che tu l’abbia deciso in qualche modo, a un certo punto?</b></p>
<p>Come molti scrittori, ho iniziato a prenderla seriamente per via di un’insegnante, Lee Upton, una grandissima poetessa, scrittrice e critica. Ho studiato con lei al Lafayette College della Pennsylvania durante la laurea triennale, e il suo entusiasmo e incoraggiamento, così come un paio di piccoli premi letterari del College, mi hanno indotto a pensare alla poesia come a un mezzo di sostentamento. Non sono mai pianificato di diventare un poeta, ma l’ossessione che ho per l’editing e la revisione del linguaggio &#8211; la gioia assoluta che mi pervade quando riesco a mettere le parole giuste nell’ordine giusto! &#8211; significa che tutto questo è ciò che amo inseguire di più. Sono diventato <i>Professore di Poesia</i> a Plymouth da più di cinque anni, ormai, ma ho ancora uno strano rapporto con questo titolo (come scrisse Heaney, è un titolo che ti è dato in opposizione a uno col quale ti identifichi tu stesso). Tutto ciò che posso realmente fare è scrivere nel modo migliore che posso… e sperare che ciò che scrivo sia nel campo della poesia, anche quando si tratta di prosa.</p>
<p><b>“Victor Poems” è un titolo complesso e particolare per una raccolta di poesia. Puoi spiegarci il suo significato e la ragione per cui hai deciso di intitolare così il tuo lavoro?</b></p>
<p>Vincitore (traduzione letterale del vocabolo <i>victor</i>), come dice una delle poesie, “significa così tante cose per così tante persone”. Ci sono state alcuni Vincitori straordinari in letteratura. Non tutti erano esseri umani magnanimi. Il Vincitore, e l’uomo che persegue esserlo, potrebbe essere simile a Dio, ma lui (e loro) sono anche auto-investiti e ingaggiati in una versione di mascolinità che risulta problematica. Sono ‘eroi di un dramma vuoto’, come canta la voce nella prima poesia, e ancora si tratta di un dramma che trovo affascinante. La denotazione di “Victor” come vincitore, qualcuno da celebrare, è messo in evidente tensione fin dall’inizio, e spero che le poesie percorrano l’onda della tensione attraverso tutte le 42 parti che compongono la raccolta.</p>
<p><b>Come hai iniziato a scrivere “Victor Poems”? In che modo ti è arrivato alla mente?</b></p>
<p>Una conversazione con un buon amico mi ha fatto pensare al “Vincitore” come un amico che valesse la pena inseguire. Ciò che può far desistere una persona da questo proposito (la famiglia, eccetera) per la posizione non certo invidiabile (almeno nelle vite di questi narratori) delle esplorazioni artiche della compagnia tra gli uomini (proprio il tema del vostro numero) è diventato il soggetto di queste poesie più di tutto il resto.</p>
<p><b>Da dove vengono le tue poesie, e in che modo? Qual è il tuo processo di scrittura?</b></p>
<p>Io gioco molto col linguaggio. Sono più che altro un revisore e un editor… un manipolatore di parole affinché facciano ciò che voglio che facciano (esprimere una sorta di gioia nei suoni e nel significato che le costruiscono). Le mie poesie per la maggior parte saltano fuori all’improvviso, attraverso e per mezzo di un frammento di linguaggio che mi permette di entrare in un mondo immaginario &#8211; una finzione con la quale spero abbia una qualche rilevanza o una qualche relazione &#8211; al mondo reale… ma che, alla fine, trova una certa libertà nella finzione.</p>
<p><b>Cos’è la poesia per te?</b></p>
<p>Un trasferimento di energia dallo scrittore al lettore.</p>
<p><b>Tu non sei solo un poeta, insegni anche ad altre persone a scrivere. In letteratura sentiamo spesso che al giorno d’oggi è difficile trovare buoni scrittori e poeti nel vero senso della parola, persone che giochino con le parole e la lingua per costruire qualcosa di veramente bello solo per il piacere di farlo, senza pensare al tornaconto monetario. Pensi che si possano ancora trovare, da qualche parte?</b></p>
<p>Io credo che tu abbia colpito nel segno. La poesia è più di tutto il resto piacere (“delizia” è la definizione classica). Troppo spesso perdiamo quel senso di piacere, e la poesia diventa solo qualcosa per cui “ne vale la pena”. I poeti e i critici del XX secolo, Pound a Barthes, hanno espresso qualcosa di ciò, e certo è che i migliori poeti là fuori lo sanno chiaramente… e ci coinvolgono (emozionalmente, persino fisicamente) con un linguaggio che è ambizioso aldilà del mondano, al di là del pratico e del prosaico &#8211; al di là della comunicazione di idee che si riducono semplicemente in informazioni &#8211; che è il modo in cui parliamo tra noi nel il nostro quotidiano. La poesia è un volo e una salvezza dal quotidiano.</p>
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<p>Clicca qui per leggere le poesie di Anthony Caleshu tratte dal volume &#8220;The Victor Poems&#8221; e tradotte in italiano: <a href="https://www.latigredicarta.it/2017/02/20/victor-poems/">https://www.latigredicarta.it/2017/02/20/victor-poems/</a></p>
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		<title>Due chiacchiere con Ottavia Piccolo</title>
		<link>https://www.gvgalimberti.com/2017/06/21/due-chiacchiere-con-ottavia-piccolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[GVG Foto e Giornalismo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2017 17:23:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Testate italiane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anna Politkovskaja, una “donna non rieducabile” interpretata da una donna educata da una vita nel teatro. Ottavia Piccolo viene sorpresa nel camerino del Teatro Ringhiera da tre tigresse d’eccezione: Ilaria, Greta e Camilla.   Uno si immagina le stelle del cinema e del teatro lontane e inavvicinabili, invece poi capita di raccogliere l’estemporanea sfacciataggine di braccarne una all’uscita del suo spettacolo, incastrarla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Anna</i><i> </i><i>Politko</i><i>v</i><i>skaja</i><i>, u</i><i>na</i><i> </i><i>“</i><i>donna non rieducabile</i><i>”</i><i> interpretata da una donna educata da una vita nel teatro. Ottavia Piccolo viene sorpresa nel camerino del Teatro Ringhiera da tre </i><i>tigresse</i><i> d</i><i>’</i><i>eccezione: Ilaria, Greta e Camilla. </i><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>Uno si immagina le stelle del cinema e del teatro lontane e inavvicinabili, invece poi capita di raccogliere l’estemporanea sfacciataggine di braccarne una all’uscita del suo spettacolo, incastrarla mentre compra delle focaccine a concederti un’intervista e ritrovarti così nel suo camerino a fare due chiacchiere su arte e recitazione.<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>Il prologo della nostra intervista a Ottavia Piccolo è più o meno questo. Ci accoglie nel suo camerino del Teatro Ringhiera, dove tra un’ora si esibirà in <i>Donna non rieducabile</i>, adattamento del regista Silvano Piccardi della <i>pièce</i> di Stefano Massini sulle vicende della giornalista russa Anna Politkovskaja in Cecenia. La Anna che Ottavia porta sulla scena è una donna di estremo coraggio, forza e dignità umana. Così la prima domanda che le poniamo è: com’è avvenuta la scelta di interpretarla? Come ha lavorato per costruire il suo personaggio?<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>«Conoscevo un po’ Anna Politkovskaja: avevo letto un suo libro, <i>Cecenia. Il disonore russo</i>, e quando è morta ho seguito molto la vicenda sui giornali. Qualche mese dopo Massini mi ha mandato questo testo, che ha tratto dagli scritti di Anna. In accordo con il regista, nello spettacolo abbiamo mantenuto un certo “distacco”: più che interpretare Anna Politkovskaja, direi che la racconto. Non faccio quasi alcun tipo di immedesimazione, e trovo che per un testo e un argomento di questo genere sia giusto non caricare il pubblico di troppo <i>pathos</i>».<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>Una scelta che deriva dalla natura del testo stesso di Massini, il quale – come ci spiega Ottavia – non indugia nello psicologismo, non si sofferma mai sul dire “qui lei pensa così, qui pensa cosà”. Piuttosto, presenta delle istantanee; il racconto prende sempre avvio da immagini, che sono pensate come schegge di uno specchio rotto. L’autore non cerca di ricostruire l’insieme, ma vuole lasciare che la storia rimanga come un puzzle impazzito.<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>Anna Politkovskaja fu inviata per la prima volta in Cecenia dal governo russo. Dopo i suoi primi articoli di denuncia le fu revocato il permesso, ma lei continuò ad andare lì di nascosto, mascherandosi da cecena per passare il confine. I civili ceceni, quelli che subivano sia l’invasione russa sia l’azione dei terroristi ceceni che volevano l’indipendenza, le raccontavano testimonianze di quello che accadeva, le facevano avere cassette, nastri, fotografie. Anna sentiva di non poter tacere, di non potersi impedire di dare voce a quelle persone che avevano fiducia in lei. Scrisse: la sua storia è questa.<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>«Giovanni Falcone diceva una cosa molto bella» dice Ottavia, «che è inutile chiedersi che cos’è il coraggio: non è altro che capire cos’è la paura e cercare di gestirla, altrimenti è incoscienza. Anna non era incosciente, sapeva esattamente a cosa andava incontro, sapeva di essere in pericolo, ma questo non le ha impedito di continuare a testimoniare, raccontando quello che vedeva. In tutti i suoi articoli scriveva semplicemente quello che vedeva, senza dare interpretazioni».<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>Adesso sono quasi dieci anni che Ottavia porta in giro per l&#8217;Italia e all’estero <i>Donna non rieduca</i><i>bile</i>. Le chiediamo com’è lavorare con il regista Silvano Piccardi.<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>«Piccardi ha una grande abilità, quella di saper estrarre il meglio da un testo. Non ha fatto grandi cambiamenti, ma ha tagliato alcune istantanee e…», comincia a rispondere Ottavia, ma qualcuno interrompe bussando alla porta. <i>Lupus in fabula</i>: «Ah, è arrivato il regista!».<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>«Avete delle domande anche per me?», chiede Piccardi, ma prima che possiamo aprire bocca Ottavia replica: «No, non vogliamo niente da te: rimaniamo tra donne!». Così Piccardi si dilegua e noi riprendiamo la conversazione, domandando com’è stato invece il rapporto con l’artista Floraleda Sacchi, che ha composto le musiche e suonato in scena.<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>«Dunque, dieci anni fa esisteva un movimento di donne chiamato “Usciamo dal silenzio”. In occasione di una grande festa mi chiesero se avevo qualcosa da rappresentare; io non avevo niente di pronto, ma Massini mi aveva appena inviato questo testo, e cosa c’era di meglio per “Usciamo dal silenzio” di una donna che era uscita dal silenzio, al prezzo della vita? Allora chiamai Silvano, sempre mio complice nelle cose complicate, e lui disse: “Bellissimo, bellissimo, bellissimo. Sai cosa ho pensato? Facciamo venire un’arpista”. Io risposi: “Ti prego, l’arpa no, è troppo mielosa, <i>gne gne gne</i>, che ci azzecca con Politkovskaja?”, ma lui replicò: “Dici così perché non conosci Floraleda: vedrai”. E infatti realizza queste musiche strane, disturbanti, a volte rumori; non usa l’arpa come ti aspetteresti, non c’è niente di barocco, niente di “<i>gne gne gne</i>”. Floraleda in scena c’è e non c’è, quasi non la vedi, però c’è la forza della sua musica.»<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>Notiamo che la collaborazione con Massini è ormai di lunga data. Che rapporto ha con i suoi testi? C’è forse qualcosa in particolare di essi che attira sia lei sia Piccardi?<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>«L’incontro con Massini è stato un caso, mi aveva fatto leggere delle cose e lì avevo visto che scriveva in un modo che mi interessava. Poi ha scritto <i>Processo a Dio</i> pensando già che potevo interpretarlo io, più tardi è arrivata questa <i>Donna non rieducabile</i>, e ancora ho fatto con lui <i>La c</i><i>ommedia di Candido</i>, <i>L’arte del dubbio</i>, <i>7 minuti</i>; ora stiamo portando in giro <i>Enigma</i>. Quello che mi piace di Massini – e, anche se non posso parlare per lui, credo anche a Piccardi – è che riesce a parlare degli argomenti più diversi, con una grande competenza, ma soprattutto usando sempre una forma diversa<i>: Donna non rieducabile</i> è scritto in un modo, come una poesia, altri come <i>7 minuti</i> o <i>Enigma</i> sono scritti apparentemente come <i>pièce </i>classiche di conversazione. Attraverso la forma riesce sempre a scavare nelle questioni che abbiamo intorno: in <i>Donna non rieducabile</i> la libertà di stampa e di informazione, problema che non tocca solo la Russia ma purtroppo va molto “di moda”, in <i>7 minuti</i> la dignità del lavoro&#8230; Non esiste una “maniera Massini” e questo è sempre interessante, perché non sai mai in anticipo dove andrà a parare.»<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>«Ora spero che qualcun altro scriva qualcosa, se no divento Massini-dipendente!» aggiunge ridendo. Guarda l’orologio e torna seria: tra poco deve salire sul palco. «Ultima domanda e poi vi caccio.»<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>Bene, vogliamo levarci un’ultima curiosità: Ottavia sembra capace di entrare in qualunque ruolo, ma nella sua carriera di attrice c’è mai stato un personaggio che le faceva resistenza?<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>«Una volta c’è stato un bellissimo testo di Roberto Cavosi, <i>Rosanero</i>, in cui il personaggio che interpretavo era una donna mafiosa. Lì ero io che facevo resistenza: mi sembrava troppo negativa. Questa donna acconsentiva che il suo compagno, il boss, uccidesse il suo fratello minore: ciò mi sembrava insormontabile. Poi insieme al regista abbiamo trovato non una giustificazione, ma una spiegazione per la sua ferocia, e così credo di esserci riuscita.»<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>È davvero arrivato il momento di sloggiare. Il tempo di scattare un paio di foto e poi ringraziamo, ci abbracciamo, ci salutiamo e, sulla porta, buttiamo lì che abbiamo appena riaperto un piccolo teatro&#8230; I suoi occhi scintillano e promette che verrà a trovarci alla Corte dei Miracoli. La aspettiamo, signora Piccolo!<span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Clicca qui per leggere l&#8217;articolo originale: https://www.latigredicarta.it/2017/05/06/due-chiacchiere-ottavia-piccolo/</p>
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